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Archive for the ‘Economia’ Category

1.708.000.000.000; Con questa cifra a 12 zeri l’Italia si siede al tavolo dei paesi più indebitati del mondo. Secondo le stime redatte dalla CIA “The World fact book” sono solo 7 i paesi che vantano un debito pubblico superiore al 100% del loro PIL. In dettaglio essi sono:

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Da dove nasce questo debito e chi dobbiamo ringraziare?

Negli anni ‘60 l’Italia brilla nel mondo per l’elevatissimo tasso di sviluppo superiore al 5% annuo, l’inflazione è stabile e il costo del debito pubblico (pari al 32.5% dl PIL) è nettamente inferiore ai tassi di crescita del paese: una situazione ottimale destinata a breve vita. Dal 1968 si registra un aumento dell’inflazione e un rallentamento nella crescita del paese che scende al 3%, intanto la Lira registra una svalutazione continua e il rapporto deficit PIL cresce fino al 40%: è l’inizio della catastrofe. Il debito è in continuo aumento, dapprima in modo graduale e poi, a partire dal 1983, in maniera esponenziale. Il debito pubblico cresce cresce e cresce e i vari governi, invece di far rientrare i conti continuano a spendere; largheggiano le pensioni d’invalidità senza controllo, le spese nei ministeri, i finanziamenti a pioggia, gli acquisti di società decotte, ecc. Sono gli anni in cui si diffonde l’evasione fiscale, la grande piaga, tutta italiana e mai sanata.

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Nel 1994 il debito pubblico tocca il suo massimo storico: 124% del Pil: lo stato Italiano rischia il fallimento e non soltanto perchè sia indebitato per più del 100% delle proprie entrate, ma perché questo debito non è in grado di sostenerlo.

Facciamo un esempio:

Supponiamo che la famiglia Bianchi abbia un reddito complessivo di 50.000 € annui, e che abbia appena comprato casa accendendo un mutuo di 62,000 euro. E’ quindi indebitata per il 125% del suo PIL, esattamente come lo stato Italiano. Dal momento che i debiti prima o poi vanno onorati, e se non si pagano oggi si dovranno pagare domani sostenendo costi aggiunti (ovvero interessi passivi e soprattutto l’impossibilità di effettuare investimenti) un amministratore avveduto consiglierebbe alla famiglia Bianchi di estinguere il suo debito il prima possibile, destinando il 20% (10.000€) del proprio reddito al rimborso del mutuo, di cui 8.500 come quota capitale e 1500 di interessi. In questo modo in poco più di sette anni la famiglia Bianchi avrà estinto il suo debito e potrà investire i suoi soldi in altri modi, come una seconda casa, un’auto, l’università per i figli. Se la famiglia Bianchi, invece di abbassare il debito in modo continuo, allungasse la sua scadenza o lo aumentasse contraendo altri debiti, ipotecherebbe il proprio reddito per un periodo sempre più lungo aumentando così il peso dei costi aggiuntivi, e a lungo andare si ritroverebbe schiacciata dagli interessi passivi. Il 20% che pagava all’inizio non sarà più sufficiente per ripagare una parte consistente della quota capitale più interessi, ma sarà sempre più destinato al risarcimento dei soli interessi. In questo modo la famiglia Bianchi si troverebbe schiacciata da un debito più grande di lei di cui non riuscirebbe a vedere la scadenza, ipotecando così il futuro dei figli, che un domani dovranno continuare a pagare il debito contratto in passato dai genitori. Questa è esattamente la situazione in cui si trovava (e si trova tutt’ora) lo stato Italiano. Nel 1994 l’Italia rischiava il fallimento e l’Europa ci impose il risanamento dei conti pubblici e dal quel momento il debito cominciò finalmente a ridursi.

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Nel 1996 il debito è ai massimi storici, il paese è in forte rischio. Il centro sinistra ereditò un debito pubblico pari al 124%. In 4 anni lo ha portato a 113,3%. Una diminuzione dell’11,8 %, di cui ben 3,7 punti solo nell’ultimo anno di governo. Un dato eccezionale che ha richiesto agli italiani non pochi sacrifici. A causa del fallimento imminente dello stato, Giuliano Amato, allora capo di Governo, accanto ad un netto taglio della spesa pubblica, mise le mani nel portafoglio degli italiani in senso letterale, imponendo una tassa del 6 per mille su tutti i conti correnti. In questo modo tutti gli italiani furono costretti a dare un contributo per la nazione, evasori fiscali compresi dal momento anche loro sono possessori di conti corrente. Questa “cura da cavallo”, fortemente criticata dal centro destra, diede i suoi frutti impedendo all’Italia di fare la fine dell’Argentina. E’ la stessa cura che un amministratore consiglierebbe alla famiglia Bianchi: ripagare in fretta il proprio debito in modo da poter ricominciare ad investire sul proprio futuro il prima possibile per i propri figli.

Nel 2001 Berlusconi prende le redini di un paese in rilancio (il debito è sceso di ben 3 punti nell’anno precedente) ed è stabile al 110,9% e in 4 anni lo porta a 106,4%. Una riduzione del 3%. Con un aumento di 2 punti percentuali nell’ultimo anno. Il calo del debito rallenta bruscamente: in 5 anni è diminuito di 1/3 rispetto ai risultati ottenuti dal governo precedente, ma non solo, l’aumento di 2 punti percentuali del debito nel 2005 (amministrazione Tremonti) vanificò completamente i sacrifici fatti dagli Italiani nel 2000 con la tassa 6 per mille sui c/c. La situazione è di nuovo critica, lo stesso Tremonti è preoccupato e per rifinanziare il debito promette la vendita di beni demaniali, come le spiagge, i condoni, e decreta la legge sul “rientro dei capitali” ovvero permette agli evasori fiscali di far rientrare in Italia i capitali nascosti con tassazioni agevolate. Tutte manovre che tamponano la ferita, ma non la curano. L’Italia si ritrova di nuovo schiacciata dal debito e viene di nuovo ammonita dall’unione europea in quanto il Deficit ha ampiamente superato il limite massimo consentito pari al 3% come stabilito dal trattato di Maastricht.

Nel 2006 il governo Prodi per un pugno di voti prende in mano un paese in crisi. Per la prima volta in 10 anni il debito è aumentato, e di molto, 2 punti percentuali in un solo anno. L’Europa ci ha segnalati come zona rossa. Il ministro Padoa Schioppa attua una politica di contenimento della spesa pubblica e di tasse e di lotta all’evasione fiscale. Viene imposto il controllo anagrafico per tutti i versamenti bancari superiori a 5.000€ su qualsiasi conto corrente, in modo da verificarne l’origine ed essere certi che non siano capitale evaso. Il debito riprende a scendere e arriva al 103,5%, con una diminuzione di 3 punti in un solo anno e mezzo di governo, lo stesso risultato che il Governo Berlusconi aveva ottenuto in 5 anni. In questi 18 mesi i conti sono risanati e l’andamento di restituzione del debito rispetta la condotta ideale che dovrebbe tenere la Famiglia Bianchi, ossia stringere la cinghia fino ad esaurimento debito. Il rapporto deficit Pil rientra nei limiti di Maastricht e l’Europa toglie l’Italia fra i paesi considerati in zona rossa.

Nel 2008, nuovamente, il governo Berlusconi prende il controllo di un paese che dai dati si sta rialzando. L’Italia non è più considerata a rischio in quanto si è allontanata dal limite di Maastricht. A questo limite siamo comunque ancora vicini, e l’amministratore della famiglia Bianchi consiglierebbe di contenere le spese cercando di mantenere un rimborso omogeneo del debito, in modo da non incorrere in costi aggiuntivi. Invece come primo provvedimento il governo elimina la norma anti-evasione. Si aboliscono i controlli sui versamenti su conto corrente, e viene tolto l’ICI anche per i redditi alti. Il risultato è un aumento della spesa pubblica, le entrate diminuiscono e il debito pubblico sale. In un solo anno aumenta di nuovo di due punti percentuali.

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Il governo cerca di tamponare la ferita attraverso tagli alla spesa pubblica (soprattutto all’istruzione) ma questo non basta. Le previsioni per il 2009 sono in continuo peggioramento. Secondo il supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia le entrate si sono attestate, nel primo trimestre 2009, a 81.016 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in meno (-5%) rispetto agli 85.075 dei primi tre mesi del 2008. La crescita del Pil è prevista con segno segativo: -2 punti, e si prevede una vertiginosa salita del debito pubblico, con il conseguente aumento dei costi aggiuntivi quali interessi passivi e l’impossibilità di effettuare investimenti. L’Italia sta intraprendendo la strada peggiore, la stessa che porterebbe la famiglia Bianchi ad ipotecare il futuro dei suoi figli. Con la differenza che in Italia il debito è talmente grande che il futuro dei figli di oggi è già ipotecato, a rischio c’è quello dei loro nipoti.

Fonti:

Corriere.it (Pag. 12) ; Dipartimento del tesoro ; Repubblica.it ; Il sole 24 ore (pag. 12) ; Mondifinanzablog.com ;

Dati:

Bollettino banca d’Italia

ROBERTO ARTONI, Note sul debito pubblico italiano dal 1885 al 2001.

Link Consigliati:

Italian Innovation

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21 Marzo 2008, Silvio Berlusconi:

«Di Alitalia ho parlato stamattina a Romano Prodi ed ho chiesto che faccia un prestito ponte di almeno 300 milioni di euro  in grado di far partire la cordata degli imprenditori italiani. Lo dobbiamo al paese»

Il 24 Aprile il prestito gli fu concesso con vincolo di restituzione entro e non oltre Dicembre 2008. Vincolo abrogato lo scorso 20 Maggio, data in cui il governo, tramite decreto, trasformò il “prestito” in un vero e proprio finanziamento a fondo perso per reintegrare il patrimonio netto della compagnia ormai azzerato dalle perdite come se fosse capitale. Da “prestito” è diventato un “regalo”.

Se questo decreto è passata inosservato agli italiani che, ignari di tutto, hanno applaudito Berlusconi come salvatore del Paese, non è certo sfuggito all’Unione Europea che lo ha immediatamente considerato  un aiuto statale e come tale ILLEGALE in quanto minaccia per la libera concorrenza europea.  Bruxelle obbliga quindi gli acquistitori di Alitalia alla restituzione immediata dei 300 milioni presi in prestito. Chiaramente Cai, la compagnia che sta per acquisire Alitalia, si oppone e dichiara:

L’offerta di acquisto che abbiamo proposto è valida solo se il governo italiano riuscirà ad ottenere provvedimenti da parte della Commissione europea con cui si attesti che eventuali aiuti di Stato, ai sensi dell’art. 87 e seguenti del Trattato CE, istituiti a beneficio del Gruppo AZ prima della stipula del contratto, non comportino a carico dell’Acquirente alcun obbligo di restituzione”.

Insomma, andando contro l’Europa, Cai non ha alcuna intenzione di pagare il debito contratto con i contribuenti italiani  e minaccia il ritiro dell’offerta di acquisto. Il governo, altra cosa che gli Italiani ignorano, anzichè cercare di tutelare gli interessi dei cittadini evitando che  300 milioni delle loro tasse  finiscano in una compagnia privata, cercano di mediare con l’Europa, sottolineando la  «discontinuità» fra la nuova e la vecchia Alitalia.  Sostengono infatti che i debiti di alitalia, prestito ponte incluso, devono essere giustamente rimborsati dallo stato Italiano in quanto primo proprietario di Alitalia e non certo dal gruppo Cai, che subentra solo in seguito. Allora, stanno lavorando in favore di 58 milioni di Italiani o per tutelare gli interessi di 16 imprenditori??

Se questa proposta, portata avanti dal commissario italiano Antonio Tajani  e sostenuta dal ministro dei trasporti Altero Matteoli dovesse essere accolta dalla Commissione Ue, i 300 milioni saranno restituiti dalla cosiddetta ‘bad company’, pagati quindi dai contribuenti italiani che oltre ad accollarsi TUTTI i debiti di Alitalia, si accollano ulteriori 300 milioni, per un totale di OLTRE 1,8 MILIARDI DI EURO!!

E io pago!

Fonti:

  1. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/03/21/berlusconiprestito-ponte-per-dare-alitalia-ad-airone.html
  2. http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/05/alitalia-manovra-anti-perdite.shtml?uuid=7160b846-27ec-11dd-83b5-00000e25108c&type=Libero
  3. http://www.corriere.it/ultima_ora/notizie.jsp?id={63A98DB5-31BB-4FDB-B639-F3F345E34623}

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Berlusconi, 28 Marzo 2008

Dobbiamo mantenere l’Italianità di Alitalia, è inconcepibile rinunciare alla compagnia di Bandiera. Darla ad Air-France avrebbe gravissimi effetti sulle nostre rotte nazionali, diventerebbe obbligatorio fare scali in hub stranieri, gli aereoporti del nord dovranno subire riduzioni in favore di quelli Parigi, con gravissimi danni al nostro turismo. La soluzione è una cordata tutta Italiana, in grado di rilanciare la compagnia e difendere le nostre rotte nazionali.

Dunque il problema secondo Berlusconi erano le poche destinazioni che Air-France prevedeva per Alitalia su suolo nazionale e internazionale. Andiamo a vedere come questi dati sono variati dal piano sottoscritto da Air-France e quello proposto invece dal così detto Piano Fenice, promosso dalla Cordata (Dati tratti da Il Sole 24Ore)

Dunque il Piano Fenice si dimostra peggiore di quello proposto da Air-France con riduzioni su tutti i voli. Inoltre non sono previsti piani per aumentare le rotte internazionali ed intercontinentali, tutte le forze si concentrano sul mercato Italiano ed europeo che notoriamente è più rischioso e sempre in perdita per la presenza delle compagnie Low Cost con cui è difficile competere. Anche il profilo finanziario non va meglio. Berlusconi, in merito alla proposta Air-France, nel bel mezzo delle campagna elettorale aveva affermato:

Dopo sei mesi di trattative con Air France è venuta fuori la solita abitudine Francese di prevalere sugli altri e le proposte che ci sono state rivolte sono non solo inaccettabili, ma addirittura offensive.

Se erano offensive quelle di Air France non saprei come definire queste….

Nel piano proposto e sottoscritto dall’attuale governo i debiti dell’azienda rimangono nell’azienda stessa, con il risultato che sono destinati a riversarsi unicamente sui Creditori dell’azienda, fra cui:

  • I piccoli risparmiatori, che hanno acquistato bond convertibili per 270 milioni di Euro
  • Il Tesoro, che, per volere del Ministro Tremonti, nel 2002 partecipo’ all’acquisto di titoli Alitalia per 450 milioni di Euro.

Per coprire i debiti questi investitori NON verranno risarciti e, se lo saranno, il rimborso sarà solo parziale: l’azienda in cui hanno investito è in deficit e quindi insolvente. Si verrà a creare una situazione come quella  che interessò i Bond Cirio, Parmalat, Argentina, con la differenza che stavolta a tirare la stangata sarebbe lo Stato stesso.
Con Air-France questo non sarebbe successo. Di fatto, il suo impegno di era di 2,4 miliardi circa e non ci sarebbe stata una bad company da scaricare sullo Stato (e quindi sui contribuenti) o sui creditori/azionisti. Anche sul punto di vista degli esuberi il piano Fenice non è paragonabile con la proposta avanzata dalla compagnia Francese:

E non solo gli esuberi del personale rendono dubbiosa la validità del piano finanziario, anche i tagli alle flotte in dotazione destano sospetti:

Qui bisogna fare una precisazione importante. Alitalia da sola, sia secondo le stime di Air-France che secondo il Piano Fenice, avrebbe 40 aerei in più del necessario. La differenza di 60 aerei nei due piani deriva dalla fusione di Alitalia con AirOne.

AirOne è la diretta concorrente di Alitalia e a sua volta è in FORTE CRISI ed ha molti più aereoplani in esubero di Alitalia. Che senso ha fondere una compagnia piena di debiti con un altra compagnia piena di debiti? A contrario di Alitalia AirOne non gode neanche di un patrimonio solido dal punto di vista dei mezzi: i suoi aereoveivoli sono TUTTI in leasing ed hanno canoni molto più alti rispetto a quelli contratti da Alitalia. Inoltre, per entrare nell’affare il proprietario di AirOne non ha ancora pagato alcuna quota e non esiste alcun piano finanziario che preveda flussi di denaro provenienti da AirOne.

Un investimento senza rischi, per lui e per il resto  della cordata, che non si assume alcun debito. Un piano supervantaggioso per loro ma pieno di punti interrogativi e debiti da pagare, per noi.

Fonti:

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A cura di Massimo Amodio

“Il 58% degli Yacht di lusso, sofisticate barche a vela e automezzi di grossa cilindrata sono intestati a nullatenenti o a pensionati ottantenni, prestanomi di imprenditori e facoltosi, per non pagare le tasse”.

E’ questa la stima, presentata stamani a Ischia da Contribuenti.it, l’Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello del Contribuente rileva costantemente il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia.
“Si espande a dismisura il fenomeno dei ricchi nullatenenti, fannulloni nullafacenti che vivono spendendo migliaia di euro per beni superflui e non dichiarano al fisco quello che guadagnano effettivamente – ha spiegato il presidente Carlomagno – E’ ora di finirla con modeste misure di contrasto all’evasione fiscale. E’ necessaria un’illuminante politica di collaborazione con le associazioni rappresentative dei contribuenti che operano da tempo sul fronte della tax compliance, generando una autentica cultura antievasione”.

Per “tax compliance” si intende l’obiettivo del massimo livello di adesione agli obblighi fiscali funzionale al raggiungimento dell’equità fiscale a livello di sistema complessivo. Insomma, detto con accento liberale: pagare tutti per pagare meno.

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Tratto dal Regolamento per l’individuazione dei requisiti di onorabilità e di professionalità per l’iscrizione all’Albo unico nazionale dei promotori finanziari:

Art. 1
(Requisiti di onorabilità)

1. Non possono essere iscritti all’Albo unico nazionale dei promotori finanziari, di cui all’articolo 31, comma 4, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (di seguito «Albo»), coloro che:

1) a pena detentiva per uno dei reati previsti dalle norme che disciplinano l’attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari, di strumenti di pagamento;

Da qui si evince bene che, per legge, chiunque abbia avuto problemi con la giustizia, in particolare con il Fisco, NON puo’ diventare consulente finanziario. Per assurdo però potrebbe diventare ministro dell’Economia e delle Finanze mettendo a rischio non i risparmi di una manciata di famiglie ma di un’intera nazione…

Una barzelletta? Affatto. Benvenuti in Italia.

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La Religione Cattolica è l’UNICA religione ad avere una propria banca, la Banca del Vaticano, detta anche IOR. Lo IOR non è una banca qualsiasi, è la banca più ricca del mondo e l’unica a non essere soggetta ad alcun vincolo di trasparenza informativa. Ogni flusso finanziario non viene registrato, i suoi Bilanci sono segreti, noti soltanto una stretta cerchia di Cardinali. Una banca che è stata coinvolta nei + grandi scandali finanziari del dopoguerra e che oggi gode di un patrimonio di 5 miliardi di Dollari, completamente investito in attività finanziarie.

Come nasce? E Come fa una religione che chiede elemosine ai fedeli per opere caritatevoli a godere di un patrimonio di 5 miliardi di Dollari?

Nel 1887 Papa Leone XIII fondò lo IOR, al fine di convertire le offerte dei fedeli in un fondo facilmente smobilizzabile. Successivamente, nel 1929 lo stato Italiano versò al Vaticano 100 milioni di dollari in qualità di risarcimento per le perdite che lo Stato Pontificio aveva subito in seguito all’unificazione d’Italia. Questo ingente patrimonio venne affidato all’Ingegner Nogara che lo incrementò grazie a speculazioni monetarie e ad altre operazioni di mercato nella Borsa Valori. Investì in attività in netto contrasto con l’insegnamento cattolico, come contraccettivi ed armi, tantochè nel 1935, quando Mussolini ebbe bisogno di armi per la campagna d’Etiopia fu lo stesso Nogara a fornirgliele.

Nella seconda guerra mondiale il vaticano si dichiaro neutrale e, come la Svizzera, fece affari con la Germania e con Hitler permettendo ai Nazisti di depositare presso di loro i propri beni sottratti agli Ebrei. Il Vaticano non risarcì mai le vittime dell’olocausto, restituendo loro i preziosi che i nazisti avevano trasformato in lingotti. Ancora oggi il Vaticano si riufiuta di rendere pubblici gli archivi relativi alla II guerra mondiale.

A fine guerra, mentre l’Europa era ridotta in Brandelli, il Patrimonio dell’IOR era ENORME e diventò una vera e propria Banca dotata di un’autonoma personalità giuridica che investiva in qualsiasi mercato promettesse rendimenti. Rendimenti sui quali non pagava alcuna imposta grazie ad una concessione dell’allora Ministro alle finanze Paolo Thaon di Revel.

Negli anni ’70 la Banca del Vaticano è fra le più potenti al mondo con aggangi ovunque: Credit Suisse, Hambros Bank, Morgan Guarantee Trust, The Bankers Trust di New York (di cui Nogara si serviva quando voleva comprare e vendere titoli a Wall Street), Chase Manhattan, Continental Illinois National Bank. Nogara assicurò al Vaticano partecipazioni in società che operavano nei settori più diversi: alimentare, assicurativo, acciaio, meccanica, cemento e beni immobili. Un susseguirsi di successi finanziari senza precedenti per la Chiesa cattolica nei cui consigli di amministrazione sedevano i “fedelissimi” del Papa, come i 3 nipoti di Pio XII.

Tutti i proventi derivanti da queste attività sono TOP SECRET: Lo stato Vaticano non vincola l’IOR ad alcuna legislazione e tantomeno a legislazioni internazionali. Non pubblica nenache un bilancio annuale che rende pubblici i resoconti delle attività. Resoconti obbligatori in qualsiasi altra nazione del mondo, democratica e non.

A ogni cliente viene semplicemente fornita una tessera di credito con un numero codificato: né nome né foto. Con questa si viene identificati: alle operazioni non si rilasciano ricevute, nessun documento contabile. Non ci sono nemmeno libretti di assegni intestati allo IOR!

Con il Banco Vaticano possono investire ed aprire conti solo esponenti del mondo ecclesiastico: ordini religiosi, diocesi, parrocchie, istituzioni e organismi cattolici, cardinali, vescovi e monsignori, laici con cittadinanza vaticana, diplomatici accreditati alla Santa Sede. A questi si aggiungono i dipendenti del Vaticano e pochissime eccezioni di cui non si conoscono i criteri di scelta.

Un altro particolare possibile solo nella Banca Vaticana (e vietato nel resto del mondo) è la valuta con cui aprire il conto: qualsiasi. Senza alcuna differenza. In questo modo il cliente può ricevere o trasferire soldi in qualsiasi momento “da” e “verso “qualsiasi banca estera senza alcun controllo. Per questo, negli ambienti finanziari, si dice che lo IOR è l’ideale per chi ha capitali che vuole far passare inosservati. I suoi bilanci sono noti a una cerchia ristrettissima di cardinali, non esisitono ricevute o registrazioni alcune dei flussi di denaro: qualsiasi anagrafe bancaria è IMPOSSIBILE.

Dietro questa segretezza si celano i fatti più sconvolgenti: come lo scandalo del Banco Ambrosiano, a cui seguì addirittura una schiera di omicidi.

Lo IOR era negli anni ’70 l’azionista di maggioranza del Banco Ambrosiano che dichiaro’ bancarotta condannando migliaia di cittadini Italiani alla perdita dei propri risparmi. E’ stato lo scandalo finanziario più grosso dal dopoguerra, anche superiore al recente crack Parmalat.

Grazie alle dichiarazioni di Vincenzo Calcara (pentito di Cosa Nostra) furono svelati i contatti fra Marcinkus, uno dei massimo dirigenti dello IOR, Licio Gelli, esponente della P2 e altri membri di Cosa Nostra, e i modi con cui lo IOR riciclava denaro mafioso. In seguito a queste dichiarazioni il presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi fu trovato impiccato a Londra, Michele Sidona, finanziere in stretti rapporti con lo IOR fu avvelenato in carcere, il Capo della P2 Licio Gelli fu arrestato.
I restanti indagati erano Paul Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, ai Vertici dell’IOR e diretti controllori del Banco Ambrosiano, che essendo funzionari e rappresentanti di un ente centrale della Chiesa cattolica, furono considerati coperti da immunità penale e non vennero mai processati.

Successivamente a questi fatti nel 1982 Papa Luciani, appena eletto, propose di rimuovere dai vertici dell IOR Paul Marcinkus. Dopo soli 33 giorni di pontificato Luciani morì in circorstanze misteriose e non fu più eletto un papa Italiano.

Ancora oggi lo IOR non aderisce alle norme bancarie internazionali sulla trasparenza dei conti. Si sa solo che ha un patrimonio di 5 miliardi di Dollari e che a tutti coloro che detengono conti presso l’unica sede della banca vaticana esistente (in Vaticano appunto) viene garantito un interesse pari al 12.5 % una somma ALTISSIMA, il triplo rispetto agli interessi promessi dalle più floride banche mondiali.

E se i clienti guadagnano il 12% medio annuo, vuol dire che i fondi dell’Istituto rendono ancora di più. Quanto, però, non è dato saperlo perchè il Vaticano è l’unica banca al mondo ad avere bilanci segreti: l’unico a tenere i conti è il Cardinale Angelo Sodano e Ada, Joseph Maida che siede nel collegio di Vigilanza dello IOR e che ha sede, guardacaso, nelle Isole Cayman, noto paradiso fiscale.

I ricavati degli investimenti effettuati dalla banca vaticana vengono SEMPRE reinvestiti in altre attività a reddito, siano esse finanziarie (tanto la Chiesa non paga alcuna tassa sui dividendi accumulati) o Immobiliari (tanto non è soggetta al pagamento di ICI o altre tasse). Se fossero destinati ad opere di beneficenza o missioni umanitarie senza scopo di lucro non potrebbero MAI promettere e garantire interessi del 12,5% agli investitori, che comunque sono enti ecclesiastici.

Cio’ significa che la maggior parte delle donazioni che i credenti devolvono a questi enti, invece di essere destinati ad opere umanitarie come promesso, vengono puntualmente investiti in attitività finanziarie a unico vantaggio dello stato del Vaticano, unica religione ad avere un Papa che è sovrano di uno stato, che gode di una propria banca di cui egli è l’unico azionista.
E non una banca qualsiasi: la più ricca del mondo.

Fonti:

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Stock options. Abolito l’attuale regime fiscale per le stock options i cui proventi saranno sottoposti all’usuale tassazione progressiva.

Alla faccia dei provvedimenti alla Robin Hood, Le Stock-options tornano ad essere tassate al 12,5% e questo sì che è un bel regalo ai ricchi amministratori di società!

Si torna così ad evadere il fisco legalmente: come si è fatto fino al 2006 (anno in cui Prodi ha cambiato la tassazione)

Fino al 2006 una paga di 100 veniva così separata: 20 di paga (tassati in modo ordinario) e 80 di stock option tassati solo al12.5%.  Con Prodi la solfa era cambiata, le tasse sulle stock option sono state adeguate ai livelli europei e portate ad una tassazione di aliquota ordinaria in modo che non tornassero ad essere strumento di evasione! Sottolineo E’ COSì IN TUTTA EUROPA.
Berlusconi riporta tutto al 2006, e dunque i membri dei CDA delle società torneranno ad essere tassati soltanto su 1/3 del loro stipendio….

Insomma, un ottimo modo per lottare all’evasione fiscale: basta legalizzarla!
Legge sul falso in Bilancio Docet!

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